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Per i bambini asmatici maggiori rischi di carie e gengiviti

L’asma è un’infiammazione cronica delle vie aeree caratterizzata da episodi di ostruzione reversibile che negli ultimi decenni è diventata una delle patologie più frequenti dell’età infantile. Considerando la sua incidenza, risultano ben pochi gli studi che ne hanno preso in considerazione l’impatto sulla salute orale. Come spesso accade, la letteratura disponibile è discorde: alcuni autori sostengono un’associazione tra asma e salute orale nell’età prescolare, mentre altri la negano. Le ragioni del disaccordo sono le solite: campioni troppo piccoli oppure non omogenei per età dei soggetti o per altre caratteristiche (per esempio, gravità della malattia), metodo di ricerca prevalentemente di tipo trasversale (cross-sectional) e raramente di tipo longitudinale. Una ricerca basata su quest’ultimo tipo di protocollo facilita l’analisi delle interazioni tra la patologia e i parametri considerati; lo studio trasversale, invece, è paragonabile a una foto che riproduce soltanto la situazione di quel momento. Partendo da queste premesse è stata condotta una ricerca molto interessante presso l’università di Linköping in Svezia, dove l’asma colpisce in varie forme circa il 10% dei bambini in età prescolare. Lo schema della ricerca, che ha coinvolto 70 bambini, prevedeva visite specialistiche e analisi della saliva all’età di 3 e di 6 anni; i bambini sono stati divisi in due gruppi: il primo comprendeva gli asmatici, il secondo i soggetti non asmatici.
I bambini del primo gruppo sono stati ulteriormente divisi in sottogruppi a seconda della gravità dell’asma, dell’età di insorgenza, del tempo di esposizione ai farmaci steroidi e della loro posologia; da questo punto di vista il campione era abbastanza omogeneo dato che l’asma era lieve o moderata nella maggioranza dei bambini. I parametri di salute orale considerati includevano il numero di carie (accertato mediante ispezione e radiografie bitewing), la presenza di gengivite, le colonie di Streptococcus mutans e lactobacilli nella saliva. In occasione delle visite i genitori venivano intervistati sulle modalità dell’igiene orale, l’uso del fluoro, le abitudini alimentari e lo stato di salute dei bambini. All’età di tre anni, in base all’analisi statistica dei dati, i bambini asmatici presentavano un numero di carie significativamente maggiore rispetto al gruppo di controllo; questa differenza si manteneva per tutto il periodo di osservazione, portando la percentuale di bambini con carie da 29 a 61 nel gruppo di asmatici, mentre tra i controlli i portatori di carie salivano da 16 a 36%.
Un particolare curioso riguarda le carie interprossimali: all’età di 3 anni, queste si riscontravano solo nel gruppo degli asmatici; negli stessi bambini all’età di 6 anni il numero di carie era superiore a sei. Un andamento analogo si è visto per la gengivite: sia a 3 sia a 6 anni gli asmatici avevano un maggior numero di siti infiammati. Tali differenze non sono spiegabili solo con l’intervento di fattori ambientali modificabili, come il livello di igiene orale o l’alimentazione. Infatti, non risultavano scostamenti significativi nell’igiene orale e nell’uso di fluoro, come del resto è normale in una nazione dove il sistema sanitario dà inizio alla prevenzione orale quando i bambini compiono 1 anno. Una differenza significativa nel consumo di bevande dolci si era rivelata solo all’età di 3 anni, quando il 36% degli asmatici ne beveva più di una al giorno, contro il 16% dei controlli. Tra gli altri fattori ambientali anche l’incidenza della respirazione orale risultava, naturalmente, diversa, essendo maggiore negli asmatici. La carica dei batteri cariogeni, infine, mostrava un andamento speculare: gli streptococchi prevalevano nei soggetti sani (40% contro il 32% degli asmatici) mentre i lattobacilli erano più presenti negli asmatici (37% contro il 23%). Contrariamente a precedenti ricerche, tra cui una svolta in Italia (Mazzoleni S. et al, Dental caries in children with asthma undergoing treatment with short-acting beta2-agonists. Eur J Paediatr Dent. 2008:9(3): 132-8), gli autori non hanno rilevato differenze significative nella flora cariogena tra soggetti asmatici e controlli. Il risultato dell’analisi dei dati è chiaro: la presenza di asma a 3 anni è associata allo sviluppo della carie da 3 a 6 anni. Non solo, ma l’asma sembra perfino scatenare l’esordio della carie e aumentarne la gravità, come indicano il numero totale di carie e la distribuzione di quelle interprossimali di cui si è già detto. Uno dei possibili punti di debolezza di questa ricerca sta nella storia clinica dell’asma nei primi anni di vita in cui la malattia può evolvere in modo benigno; anche nel campione seguito a Linköping, infatti, il 63% dei bambini asmatici a 3 anni risultavano liberi da sintomi a 6 anni.
Ciò rende difficile tenere conto con esattezza la durata effettiva della malattia. Ecco perché gli autori scrivono che è necessario studiare anche bambini di età più avanzata. Tuttavia, nonostante l’evoluzione favorevole dell’asma, esiste una differenza nella prevalenza della carie a 6 anni tra i bambini che erano asmatici a 3 anni e i controlli, specialmente per quanto riguarda le lesioni iniziali; il che rafforza l’ipotesi che l’asma sia importante nel dare inizio alla carie. Ciò è in accordo con una precedente ricerca longitudinale svolta in Finlandia, che aveva rilevato un maggior numero di denti otturati e mancanti nei bambini asmatici in età prescolare. Perché l’asma favorisca carie e gengivite non è chiaro e non può essere spiegato da una ricerca di questo tipo, ma gli autori propendono per la respirazione orale e il maggior consumo di bevande dolci. Anche altri studi, in precedenza, avevano dimostrato che i respiratori orali asmatici sono più a rischio di carie. È interessante notare, infine, che l’associazione tra asma e carie trova conferma pure in ambiti geografici molto diversi dalla Svezia, come l’India e la Pennsylvania. In India i ricercatori hanno confrontato un campione di 80 giovani asmatici di età compresa tra 11 e 25 anni con uno analogo di soggetti sani e hanno osservato una maggiore prevalenza di carie, statisticamente significativa, nel primo gruppo; inoltre, risultavano correlate anche la durata dell’asma e il numero di carie (Mehta A et al. Bronchial asthma and dental caries risk: results from a case control study. J Contemp Dent Pract 2009 Jul 1;10:59-66). In Pennsylvania, invece, lo studio ha coinvolto circa 300 soggetti adulti riscontrando la medesima correlazione tra asma e indice Dmft (Anjomshoaa I Eur J Paediatr Dent 2008 Sep;9(3):132-8). L’interesse per l’asma non è cosa nuova: nella letteratura si trovano pubblicazioni su questo tema già a partire dagli anni Ottanta. Uno dei più interessanti riguarda gli effetti sulle proteine salivari di una classe di farmaci molto usata nell’asma, gli agonisti dei recettori beta2-adrenergici come il salbutamolo (Ryberg M et al. Effect of beta 2-adrenoceptor agonists on saliva proteins and dental caries in asthmatic children. J Dent Res 1987 Aug;66:1404-6). Il campione era composto da 24 bambini in cura con questi farmaci, che furono sottoposti all’analisi della saliva orale e di quella parotidea. Confrontando le misurazioni con quelle ottenute da un campione omogeneo di soggetti sani, risultò una differenza statisticamente significativa a sfavore degli asmatici; la loro saliva orale, infatti, era inferiore del 26%, mentre quella parotidea risultava inferiore addirittura del 36%. Le differenze notate non erano solo quantitative: anche la composizione salivare era diversa. Infatti, negli asmatici le proteine totali e l’amilasi erano significativamente meno presenti.
Tuttavia, a differenza degli studi più recenti, la prevalenza di carie negli asmatici, pur superando quella del gruppo di controllo, non superava la soglia del significato statistico, a parità di condizioni di igiene orale e di abitudini alimentari. Secondo un gruppo dell’università di Padova, invece, i pazienti pediatrici in cura con questi farmaci sono effettivamente più a rischio di carie (Mazzoleni S. et al. Dental caries in children with asthma undergoing treatment with short-acting beta2-agonists). La ricerca si è svolta su 30 bambini tra i 6 e i 12 anni in cui è stata misurata la saliva confrontando i risultati con un campione omogeneo di soggetti sani. Gli altri parametri presi in esame erano l’indice di placca, la conta delle colonie salivari di Streptococcus mutans e lactobacilli, le abitudini alimentari e quelle di igiene orale. L’indice Dmft era più alto negli asmatici, ma non così l’indice di placca, dato che in fatto di igiene i bambini asmatici si dimostravano più attenti. La loro saliva, invece, mostrava una minore capacità tampone nel 43% dei soggetti. La conclusione degli autori è che i bambini asmatici sono più cariorecettivi, ma rimane da dimostrare l’effettiva associazione tra farmaci beta2-adrenergici, modificazioni salivari e carie.

tratto da www.odontoconsult.it


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