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Un sano sorriso fa bene al cuore

I microbi che albergano in bocca non minacciano soltanto la salute di gengive e denti. Ma provocano condizioni infiammatorie che, secondo recenti studi, finirebbero per danneggiare anche il sistema cardiovascolare 

Perché si perdono i denti? Le statistiche ce lo spiegano chiaramente: ogni 10 denti estratti, uno o due (nei più sfortunati ) vengono persi per traumi; tre o quattro, soprattutto in età giovanile, per colpa della carie e 5, cioè il 50 per cento, per effetto delle malattie parodontali, che sono quindi il principale killer dei nostri denti e che colpiscono in misura progressiva con l’avanzare dell'età. Gli stati infiammatori delle gengive, più o meno cronici e gravi, sono insomma i nemici più pericolosi del sorriso e gli amici più stretti di protesi e dentiere. E' una conseguenza dell'azione di quei tre-quattrocento tipi di batteri che "abitano" nella bocca, con i quali normalmente conviviamo, ma che in certe condizioni prendono il sopravvento, per colpa di cattiva igiene dentale e di scarsa "manutenzione" delle gengive. Ma anche in seguito a cambiamenti del nostro equilibrio generale e del metabolismo, che possono provocare una proliferazione di quei batteri. Nello stesso tempo i ricercatori si chiedono quali effetti può avere sull’organismo l’indesiderata "riserva" di batteri che portiamo in bocca. Per questo, negli ultimi anni, sono stati condotti studi allo scopo di mettere in luce le correlazioni tra la malattia paradontale e altre malattie, acute o sistemiche. Per capire cioè se, oltre agli effetti ben visibili (la perdita di gengive e denti), non si verifichino altre conseguenze più subdole ai danni di diversi apparati. Varie ricerche hanno così messo in evidenza che esiste un nesso, per esempio, tra la malattia paradontale e il diabete, in cui è probabilmente lo squilibrio glicemico a indebolire la resistenza delle gengive ai batteri. Lo stesso dicasi per l'osteoporosi, che va a minare anche le ossa mascellari e mandibolari. L'indicazione, per chi soffre di questi disturbi è un'igiene dentale particolarmente accurata. Altri studi hanno rilevato la concomitanza con diverse infezioni dell'apparato digerente e di quello respiratorio, in cui evidentemente si verifica un "passaggio di germi". Ed è nota la "suscettibilità" alla malattia della donna in gravidanza. Particolarmente innovativi e sorprendenti sono però gli studi orientati a collegare la salute della bocca con quella di cuore e arterie, studi che, secondo alcuni pareri, porterebbero ad annoverare la malattia paradontale tra i fattori di rischio cardiovascolare. Uno studio pubblicato sul Journal of Periodontology (ottobre 2004) ha evidenziato che il 91% dei pazienti con malattie delle coronarie soffrono anche di malattie paradontali (contro il 66% dei coetanei non malati). Un'altra ricerca della Columbia University (New York), pubblicata sulla stessa rivista (febbraio 2005) mette in risalto la relazione tra i livelli batterici della bocca e lo spessore della parete delle carotidi. Ma attraverso quali meccanismi il "mal di denti" può incidere sulle arterie e sul cuore? «Quando le cellule immunitarie combattono i batteri paradontali, l'infiammazione (citochine) si diffonde attraverso il flusso sanguigno e agisce sulle pareti vascolari, che degenerano e si assottigliano». E’ il parere di Roberto j.Genco, direttore del centro ricerche per le patologie paradontali dell’Università di Buffalo e direttore della Sunstar Foundation, un organismo internazionale con sede in Giappone per la promozione della salute orale, in collaborazione con l'Organizzazione mondiale della Sanità. «Il processo infiammatorio - dice Genco - è condotto in misura primaria dalle cosiddette proteine C-reattive, che vengono prodotte dal fegato su stimolazione dei batteri paradontali».

Infarto e ictus
«Le C-reattive - prosegue l’esperto - provocano infiammazioni delle arterie e arteriosclerosi e inducono l'accumulo di grumi sanguigni, con conseguente aumento del rischio di sviluppare patologie cardiache, compresi infarti ed ictus». Il ruolo delle proteine C-reattive, il cui livello indica lo stato di infiammazione cronica, era stato evidenziato anche da uno studio dell'University College di Londra, guidato da un italiano, Maurizio Tonetti, in cui si era dimostrato che curando la malattia paradontale si riducono notevolmente i valori della proteina C-reattiva. Non dobbiamo quindi preoccuparci soltanto di salvare i nostri denti, cosa che già di per sé costituisce un obbiettivo importante. Tutte queste recenti ricerche ci inducono a pensare che abbiamo tanti motivi in più per avere a cuore la salute della nostra bocca

Tratto da www.corriere.it a cura di Carlo Sartorio, 08 maggio 2005


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