Il Bruxismo è un disordine caratterizzato da movimenti periodici stereotipati dei muscoli masticatori che implica il digrignamento ed il serramento dei denti durante il sonno, quando è impossibile esercitare un controllo cosciente sui movimenti mandibolari. E' definito parafunizone in quanto, a differenza della masticazione, non ha alcuna finalità fisiologica.
Le cause di questo disturbo possono essere molteplici, perciò si parla di eziologia multifattoriale. A scatenare tale fenomeno possono essere fattori locali, come l'errato combaciamento dei denti tra loro, o fattori emotivi e psicogeni. Il bruxismo può anche provocare danni irreversibili alle componenti del sistema stomatognatico (denti, ossa mascellari, articolazioni temporo-mandibolari e muscoli masticatori). Si possono determinare infatti a seguito di questo fenomeno, nei casi più gravi e cronici, usure progressive dei denti che determinano nel tempo ipersensibilità dentale, problemi articolari (dolori e fastidi vicino all'orecchio), cefalee e disordini posturali.
La terapia del bruxismo non è semplice e raramente è risolutiva in via definitiva; è possibile però ridurre i danni ed i sintomi correlati attraverso l'utilizzo di un apparecchio mobile da indossare la notte, chiamato bite occlusale. Quando necessario, si può ricorrere ad un supporto psicologico.
Il bite utilizzato nel paziente bruxista costituisce semplicemente uno spessore occlusale (cioè sul piano masticatorio) che ha la funzione di mantenere la mandibola in posizione di riposo, impedendo l'usura dei denti ma anche la contrazione massima dei muscoli masticatori. In tal modo il bite è in grado di allungare la muscolatura (una sorta di stretching) e ridurre le forze masticatorie sviluppate durante il sonno, determinando infine una deprogrammazione dei movimenti patologici (tali movimenti infatti tendono a ripetersi automaticamente attraverso circuiti neuronali di fatto autonomi) e ristabilendo una condizione fisiologica a livello muscolare ed articolare.